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Disturbo Specifico di Linguaggio (DSL)

 

Si definisce così una situazione in cui le uniche problematiche riscontrabili sono a livello del sistema linguistico, infatti il bambino con DSL gode di un’intelligenza nella norma,  motricità, capacità uditiva e abilità socio-relazionali adeguate, ed opportuna esposizione al linguaggio. L’eziologia del DSL è pressoché sconosciuta, recenti ipotesi fanno riferimento a fattori genetici che influirebbero su aspetti cognitivo-linguistici, uditivo-percettivi e motorio-articolatori. Altri fattori da considerare sono la scolarità dei genitori, la familiarità per disturbi del linguaggio, condizioni socio-economiche, emotivo-relazionali, psicologiche, e la presenza di otiti ricorrenti nei primi due anni di vita (anche un lieve abbassamento della soglia uditiva può compromettere la percezione e la decodifica dei suoni della lingua, e quindi un disturbo fonologico).

 

Lo sviluppo fonologico si realizza in una dimensione circolare in cui ciò che il bambino percepisce sul versante uditivo, viene integrato con una serie di altre informazioni provenienti dal tratto fono-articolatorio e dalle vie visive; viene poi elaborato e semplificato per poter essere riprodotto in base alle proprie competenze neuromotorio-articolatorie e cognitivo-linguistiche di cui dispone in quel momento. Quindi lo sviluppo adeguato di tutte le componenti del sistema (uditivo-percettivo, cognitivo-linguistico, neuromotorio-articolatorio) permette al bambino di maturare le abilità motorie che gli consentono un’adeguata articolazione dei suoni, ma soprattutto di astrarre le regole di utilizzo dei suoni che produce, e comprendere il valore distintivo dei fonemi. A quest’ultimo ambito di competenza si collega la capacità di simbolizzare i suoni per identificare i significati.

 

In ogni epoca del suo sviluppo linguistico, il bambino organizza i dati linguistici in riferimento al suo sistema fonologico così come è strutturato in quel momento, e produce parole che riflettono l’utilizzo di strategie semplificatorie.

Infatti, nel corso dello sviluppo linguistico il bambino semplifica la forma superficiale delle parole utilizzando strategie facilitatorie; tali semplificazioni rispondono a motivazioni sia articolatorie che percettive. Il bambino produce le parti della parola che sente più chiaramente, quelle ad alta salienza percettiva, ovvero segnalate dall’accento. I processi di semplificazione (fisiologici fino ad una certa età) possono avvenire a livello di sistema fonologico se il bambino ha categorizzato i suoni percettivamente, ma non riesce ad utilizzarli contrastivamente (es.: /tubo/ per “cubo”), oppure a livello di struttura se il bambino ha difficoltà ad organizzare in modo sequenziale i suoni all’interno della parola e della sillaba (es.: /pone/ per “sapone”; /cocciolato/ per “cioccolato”).

 

Esistono anche disturbi del linguaggio “secondari” ad altre patologie, quali ad esempio il ritardo cognitivo, quadri sindromici, disprassia, autismo, sordità; perciò è bene indagare in modo specifico tutte queste variabili in modo tale da escludere cause primarie o, nell’eventualità che queste siano presenti, trattarle di conseguenza. Non c'è da stupirsi o spaventarsi se vi verrà consigliata una visita presso il Neuropsichiatra Infantile, si tratta semplicemente del Medico esperto dello sviluppo del bambino che mediante una valutazione globale delle competenze di vostro figlio saprà delineare il suo profilo funzionale, in questo modo sarà possibile escludere qualsiasi patologia primaria o, al contrario, includere il caso all'interno di uno specifico quadro clinico.

 

Late Talkers e Late Bloomers       

 

Late Talkers (parlatori tardivi) sono quei bambini che a 24 mesi hanno un vocabolario con meno di 50 parole e non hanno ancora iniziato a combinare le parole in funzione di frase; i parlatori tardivi possono recuperare lo sviluppo linguistico intorno ai 4 anni, oppure evolversi in bambini con Disturbo Specifico di Linguaggio. 

Late Bloomers (parlatori che "sbocciano" in ritardo) sono invece quei bambini con un ritardo di acquisizione del linguaggio che però rientrano nella norma entro i 36-40 mesi. Pertanto, l'età critica per iniziare a distinguere tra ritardi transitori e probabili candidati al DSL sono i 36 mesi, ma ovviamente gli indicatori di rischio possono essere individuati più precocemente.

 

Consigli per genitori di bambini parlatori tardivi

 

 Considerare il bambino come un partner conversazionale a tutti gli effetti, quindi aspettarsi ed attendere una risposta da lui.

 

 

 Commentare quello che fa ed espandere ciò che dice in modo ridondante e ripetitivo (es.:”Io metto l’omino sulla macchina, l’omino guida la macchina e la macchina va via!”).

 

 

 Porgergli domande aperte e riformulare la frase da lui detta (es: “Vuoi giocare con la palla o con il trenino? Ah ok vuoi giocare con il trenino! Ma vuoi giocare da solo o con la mamma? E dopo con cosa vuoi giocare?”).

 

 

 Utilizzare libri molto illustrati e con poche scritte, senza essere rigidi nel racconto della storia, ma lasciandosi guidare dall’interpretazione che il bambino dà alle immagini e procedere con descrizioni delle figure e riferimenti alla realtà (es.: “E adesso il pinguino decide di farsi un bagnetto, guarda che ci sono le paperelle, le bolle, la spugna, e tu ce l’hai la spugna? Si si, mamma te la passa sempre sul pancino!”).

 

 

 Ricostruire la giornata con foto e disegni per rievocare insieme gli eventi successi ed incentivare il suo racconto rispetto alle proprie esperienze.

 

 

 Se si decide di insegnargli una certa parola, usarla spesso ed in modo ripetitivo sia all’interno di frasi di richiesta sia nei commenti e nelle affermazioni durante il gioco (es.: parola target “mangia” à il cane mangia, il gatto mangia, il leone mangia…e il maiale mangia?).

 

 

 Parlare lentamente e con tranquillità, evitare di suggerirgli l’onomatopea che lui sa produrre (es.: “guarda! C’è il bau bau!”) ma utilizzare un linguaggio corretto, se pur semplice e alla portata di bambino. Non ripetere ciò che lui dice, ma riformulare ed ampliare le sue produzioni correttamente (es.: BAMBINO: “Bau via!” / MAMMA: “Si il cane è andato via, chissà come mai! Forse qualcuno lo ha chiamato!”). Questo non vuol dire correggere e sgridarlo se dice una parola incomprensibile o semplificata, ma significa offrirgli un modello linguistico corretto che lui abbia la possibilità di apprendere non appena il suo sviluppo linguistico glielo consentirà.

 

 

 Utilizzare le routine quotidiane come spunti di comunicazione (es.: Durante l’igiene personale à “e ora mamma ti lava le orecchie, poi ti lava il nasino, poi ti lava i dentini, poi ti lava la faccia…e adesso cosa laviamo?”). 

 

Per approfondire l'argomento vi rimando all'articolo che ho scritto per "Il Monitore Medico":  http://www.ilmonitoremedico.it/archive/monitore2_2015.pdf

 

BIBLIOGRAFIA

"Il disordine fnologico nel bambino con disturbo del linguaggio", Sabbadini - De Cagno - Michelazzo - Vaquer; Springer, 2000.

"I disturbi dello sviluppo. Neuropsicologia clinica e ipotesi riabilitative", Vicari - Caselli; Il Mulino, 2002.

"Il primo vocabolario del bambino. Guida all'uso del questionario MacArthur per la valutazione della comunicazione e del linguaggio nei primi anni di vita", Caselli - Casadio; Franco Angeli, 2012.

"L'intervento precoce nel ritardo di linguaggio. Il modello INTERACT per il bambino parlatore tardivo", Bonifacio - Stefani; Franco Angeli, 2013.

 

 

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